Il diritto alla felicità

Il diritto alla felicità

Forse non andrà tutto bene, ma neanche tutto male

di Valentina Marchetti
Psicologa e psicoterapeuta

 

Al termine di quella che è stata la prima settimana di zona rossa per la maggior parte delle regioni italiane, ci ritroviamo in una situazione quasi uguale a quella del marzo 2020.

L’emergenza che stiamo vivendo da un anno è in queste settimane tornata a dei livelli di severità tali da richiedere un secondo lockdown, con l’estensione del colore rosso anche a regioni che fino a poco fa ancora godevano di un po’ più di respiro.

Tutto ciò riporta inevitabilmente indietro e ci provoca la spiacevole sensazione di non esserci quasi mai spostati da quella primavera 2020 e i mesi successivi. Ciò che cambia è il vissuto psicologico, questo sì, stavolta diverso.

Mentre l’anno scorso probabilmente la paura e l’incertezza per la situazione nuova, inaspettata, imprevedibile e sconosciuta generava ansia e pessimismo da un lato e dall’altro totale negazione e rifiuto con una minore propensione a rispettare le regole (potremmo dire che il controllo ossessivo e il negazionismo rappresentano due facce di una stessa medaglia), oggi il ritrovarci ancora così aggiunge per molti di noi una profonda nota di avvilimento che, in alcuni casi, a seconda della personalità e della situazione del singolo individuo, può rasentare o rischiare anche di sfociare in un forte stato depressivo.

Questo, infatti è il sentimento tipico di chi ha come posizione esistenziale propria quella di non vedere soluzione/i (almeno nel breve termine). E’ a questo stato d’animo, pertanto, che è funzionale reagire per governare la situazione e le nostre emozioni, perché sono loro, alla fine, a governare il nostro comportamento.

Le EMOZIONI vanno innanzitutto riconosciute e, forse per alcuni paradossalmente, non inibite ma lasciate affiorare, veicolate ed utilizzate al meglio per noi. Solo in questo modo, dunque gestendole al meglio, si potrà dire di stare bene.

Proviamo a compiere un esercizio immaginativo che ci aiuti a cogliere il senso di questo discorso attraverso una metafora: immaginiamo la vastità dell’oceano e vediamoci navigarlo come una grande nave che domina e danza sulle onde, navigando saldi e consapevoli e non come una barchetta di carta che si fa sopraffare da ogni soffio di vento.

Assumiamo il mare con le sue onde come una rappresentazione di ciò che accade dentro di noi: le onde sono emozioni o pensieri che non possono farci del male a meno che non proviamo a lottare contro di esse. Non c’è dubbio che vedere un’onda enorme avvicinarsi può fare paura, ma alla fine questa terminerà il suo viaggio come ogni altra onda: dissolvendosi sulla riva.

E se noi, invece di scappare o contrastare questa onda/emozione, ci immergiamo semplicemente, la forza dell’onda sembrerà più tenue e ci passerà addosso per poi allontanarsi.

E’ comprensibile sentirsi spaventati, tristi o ansiosi, ma indugiare in pensieri negativi genererà solo più paura, frustrazione ed esaurimento.

Quindi cerchiamo di parare il colpo nel miglior modo possibile. La sofferenza, infatti non dipende tanto da ciò che accade quanto da ciò che diciamo a noi stessi, dal dialogo interiore che abbiamo attivato. I pensieri e le emozioni non hanno più potere di quello che gli diamo noi stessi.

Alla fine, le onde finiranno per scomparire e il mare tornerà di nuovo calmo.

Freniamo quindi l’impulso di bloccare le sensazioni, non cerchiamo di sbarazzarcene ma non afferriamoci ad esse.
Non andrà tutto bene, ma nemmeno tutto male.

Prendere atto della grave realtà che stiamo vivendo, non significa dire che sarà una catastrofe.

Un’ altra regola fondamentale da tenere presente per stare bene è, infatti, mantenere l’equilibrio tra il sentimento di paura e il rischio oggettivo.

La paura blocca il pensiero e l’azione: non dobbiamo aver paura della paura, manteniamoci aperti verso il futuro. Ormai, insomma, abbiamo capito che non è andato tutto bene, tuttavia possiamo sicuramente fare qualcosa per far andare le cose un po’ meglio:

  • Concentriamoci sul fare qualcosa di utile nel nostro lavoro, per la nostra famiglia e la nostra società. Ciò aiuterà anche la nostra mente a sentirsi più attiva e positiva. E se adesso il nostro campo d’azione ci sembra limitato o impossibilitato a realizzarsi, cerchiamo di avere uno sguardo a lungo raggio, pensiamo e ragioniamo per obiettivi, dandoci quindi, prospettiva. Questo ci farà mentalmente bypassare il momento attuale, facendolo processare cognitivamente come più breve e nella sua dimensione (effettiva) di temporaneità.
  • Mettiamo inoltre al sicuro la nostra mente cercando di ricostruire nella nostra vita degli spazi sicuri, dove sentirci protetti e rilassati, costruirci un luogo sicuro in cui sentirsi bene, con ciò che ci piace: servirà a ricaricare le nostre energie affrontando al meglio i problemi e le sfide della vita.
  • Dedichiamo un tempo specifico all’informazione senza esagerare, una volta al giorno sarà sicuramente sufficiente. È stata chiamata infodemia la pioggia di informazioni da telegiornali, web e carta stampata, in cui veniamo immersi e questo non giova alla nostra serenità. Soprattutto, facciamo attenzione a distinguere tra il mare di informazioni, assumendo spirito critico.

Infine, se tutto ciò non è sufficiente, chiediamo aiuto.

Se noi o i nostri familiari ci troviamo in una situazione di difficoltà psicologica, se non riusciamo a dormire, se siamo troppo stressati, se siamo nervosi o troppo tristi, forse abbiamo bisogno di una mano.

CHIEDERE AIUTO È L’ARTE DEI FORTI.

Maggior salute psicologica rafforzerà anche il nostro sistema immunitario.

I professionisti psicoterapeuti oltre a continuare a lavorare presso il loro studio in presenza, visto che è consentito dalla legge e per questo sono stati fra le prime categorie ad essere vaccinate, hanno quasi tutti organizzato il loro lavoro e la modalità di vedere i loro pazienti anche on line.

Questa modalità, che prima era utilizzata raramente, è ora venuta alla ribalta e i dati ci dicono che i risultati sono ottimi.

Chiunque può inoltre facilmente familiarizzare con i dispositivi e le applicazioni informatiche utili a tal fine. Certo, come ha detto qualcuno, il buon Sigmund Freud mai avrebbe immaginato che un giorno avremmo posto un computer “sul lettino dell’analista”, ma il buon senso e l’intelligenza ci aiutano a mantenerci flessibili, adattabili e pronti a cambiare noi stessi se le condizioni intorno sono immodificabili. E’ una legge fondamentale della natura, come Darwin sancì molto temo prima del Coronavirus e degli psicologi.

Lo psicoterapeuta può essere colui che ha delle informazioni e conoscenze utili per il nostro star bene, per curare le ferite, ma anche per aiutarci ad esprimere la libertà di essere noi stessi.

Ognuno di noi ha in sé la potenzialità e soprattutto il diritto di essere felice.

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